Organismi scolastici, è crisi di partecipazione

I numeri parlano chiaro: 98 votanti su 1700 aventi diritto per la componente genitori.

Non ci deve consolare il fatto che sia un fenomeno ormai  generalizzato e nemmeno che nelle giornate del 24 e 25 novembre ci fossero fenomeni atmosferici avversi e  che in concomitanza con l’appuntamento elettorale, nel pomeriggio del 25 novembre, fossero stati organizzati i colloqui generali con i docenti (difficile far venire a scuola i genitori due volte nello stesso giorno).

Il trend è ormai consolidato se guardiamo al 2016, dove i votanti furono 180 su 1800 e se osserviamo i numeri della partecipazione alle recenti elezioni dei rappresentanti di classe, dove ad esempio, in una classe si sono presentati solo due genitori che si sono votati reciprocamente per formalizzare l’appuntamento e dove comunque, nelle altre classi, registriamo una presenza a macchia di leopardo con una partecipazione media desolante.

Il fenomeno impone una riflessione più ampia che però non ci deve distogliere dal punto in questione: come sono percepiti questi Organismi ?Cosa si può fare per coinvolgere maggiormente le Famiglie?

Al primo quesito è necessario rispondere con lo sguardo rivolto al mondo che ci circonda ed in particolare al momento socio/culturale/economico che stiamo vivendo, il richiamo più forte sembra essere quello dell’individualismo, dell’interesse particolare, della cura della propria posizione e nella discussione che ci riguarda, appare evidente, che la prima e forse unica preoccupazione è e resta lo stato scolastico del proprio figlio.

Negli ultimi tempi sembra però  affacciarsi una nuova e minimamente confortante tendenza, in campo ambientale e sociale si intravedono  infatti, nuovi ancorché indefiniti segnali di recupero del senso del bene comune.

Ma l’Istruzione è un bene comune? Sembra proprio di si, e come scrivevamo qualche giorno fa   perché lo diventi a tutti gli effetti è necessario che  le famiglie partecipino, non solo per favorire i loro figli, tutti gli attori (non profit e profit) della società,infatti,  possono e devono impegnarsi per una scuola migliore.

Non possiamo peraltro non chiamare in causa il Ministero ed il legislatore in senso lato.

L’attuale legislazione, come noto, si riferisce al  DPR nº 416 del 31 maggio 1974[2] e regolamentati dal decreto legislativo nº 297 del 1994 e dal successivo decreto legislativo nº 233 del 30 giugno 1999, un provvedimento di 45 anni fa , aggiornato 20 anni fa!

Pensiamo sia arrivato il momento di rivedere la materia! E’ arrivata l’ora di dare una rinnovata dignità agli organi collegiali della scuola ed in particolare dare un maggior senso alla partecipazione delle famiglie, per esempio, modificando i tempi ed i meccanismi di votazione, allargando il numero dei rappresentanti, decisamente sproporzionato, considerata la platea di rappresentanza ed ampliandone i poteri e le competenze.  Non serve ricordare che in una logica di Cura del Bene Comune, nelle famiglie esistono preziose competenze e disponibilità che qualche volta tra il personale scolastico mancano del tutto, una risorsa preziosa in un momento in cui la formazione sembra essere il tallone d’Achille di molte delle cose che la scuola dovrebbe e potrebbe fare. Istituzionalizzare quindi, queste disponibilità potrebbe essere un ulteriore grande incentivo!

Nel nostro particolare e nella nostra ottica è arrivato il momento di riunire con questo obiettivo, nei prossimi mesi, gli Stati Generali dei  dei Genitori del Fermi chiamando Rappresentanti di Classe, Consiglieri d’Istituto , Direttivo del Comitato Genitori e genitori tutti a rappresentare con le loro esperienze  il senso del nostro essere a scuola, azionando in questo modo quanto possiamo fare , ed è molto, per generare nuove chiavi di lettura.

In sostanza , mai come ora, la Partecipazione,, con creatività e  generatività, deve partire anche dal Basso.

 

Renato Cappon

Membro Direttivo CgF-Consigliere d’Istituto Liceo E.Fermi Padova

5 commenti su “Organismi scolastici, è crisi di partecipazione”

  1. Alberta Angelini

    Grazie Renato. Spero di ricevere un invito per gli stati generali…potrei quel giorno essere impegnata come genitore!…Alberta

  2. Andrea Milanesi

    Beh che dire, lo hai detto bene. Certo per me è più facile perché condivido da membro del comitato genitori questo desiderio di partecipazione, questo desiderio di contare un po’ di più con l’ aiuto di tutti i genitori. Sono sicuro che le tue parole aprono una breccia ed è impossibile che lasciano indifferente chiunque le leggerà.

  3. Patrizia Anconetani

    Condivido appieno la lucida analisi. In un mondo di individualismo esserci come genitori ha una doppia valenza.educativa nella partecipazione e di presa in carico attraverso conoscenza e confronto sulla scuola vera aldilà dei voti. Il tempo dedicato è ricco perché si impara dagli altri, si vedono le situazioni da punti di vista diversi..si progettano assieme azioni. Fare parte del direttivo per me è anche questo.

  4. Magari fosse solo l’individualismo il problema. Siamo in un’epoca in cui le istituzioni democratiche sono a grande rischio: la sistematica manipolazione delle informazioni, il revisionismo storico, l’uso spregiudicato della tecnologia stanno minando la possibilità per le persone di formarsi un’opinione basata sui fatti e mettendo in crisi valori comuni che si pensavano stabilmente acquisiti. Oggi come non mai, è fondamentale che la scuola fornisca gli strumenti culturali, i modelli etici, l’ambiente di crescita che consenta di diventare cittadini consapevoli, responsabili e attenti al bene comune. Sono lontani i tempi in cui il “titolo di studio” era garanzia di impiego stabile e qualificato. Oggi il valore di un percorso scolastico risiede nell’effettivo bagaglio culturale e nella formazione personale che fornisce, che diventano strumenti per affrontare un mondo del lavoro ed una società in continua e rapida evoluzione, in cui le competenze effettive (ed i valori di riferimento) contano molto più dei titoli.
    Un genitore che non si preoccupi di cosa avviene a scuola, non solo cosa si impari, ma come lo si impari, in quale ambiente umano i ragazzi passino la maggior parte della giornata, che tipo di adulti la scuola costruisca, tradisce la sua vera responsabilità di genitore.
    Partecipare e contribuire alla vita della scuola, soprattutto quella superiore, è difficile. Non è qualcosa che venga favorito dal personale della scuola, anzi. Affermano che lo studente è al centro di ogni attenzione, ma questo spesso significa solo che non vi è attenzione per i genitori.
    Ciononostante, partecipare è importante, è necessario. La scuola, anche se non lo ammette, ne ha grande bisogno.

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