La scuola in via Cortina d’Ampezzo

di Antonio Busato (Presidente Cons.d’Istituto)

Fa riflettere la descrizione sul sito di un Istituto comprensivo romano, che sottolinea le differenti caratteristiche dei vari plessi della scuola in base allo stato sociale di chi li frequenta.

Si legge sul sito dell’Isituto, anzi si leggeva perché la descrizione è stata rimossa dopo le dure reazioni che hanno coinvolto i massimi vertici dell’istituzione scolastica nazionale, che “ il Plesso di via Assarotti, situato nel cuore del quartiere popolare di Monte Mario, accoglie alunni di estrazione sociale medio bassa e conta tra gli iscritti il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana, mentre il plesso di via Vallombrosa sulla via Cortina d’Ampezzo (dato il nome della via non poteva essere altrimenti) accoglie invece prevalentemente alunni appartenenti a famiglie dell’alta borghesia assieme ai figli dei lavoratori dipendenti occupati presso queste famiglie…
Che dire a riguardo?
Era immaginabile che una volta resa pubblica, una simile categorizzazione delle scuole, per di più, scusandomi per il gioco di parole, pubbliche, scatenasse una generale presa di distanza in particolare da chi la Scuola la dirige e la governa e che infatti si è subito dissociato sottolineando il ruolo inclusivo e non discriminatorio che la scuola deve avere, soprattutto se pubblica.

” Purtroppo però anche i migliori principi non si difendono con la loro teorica affermazione: è giusto ribadire che la scuola deve essere strumento di inclusione e non di discriminazione “

Purtroppo però anche i migliori principi non si difendono con la loro teorica affermazione: è giusto ribadire che la scuola deve essere strumento di inclusione e non di discriminazione, ed è sacrosanto ribadire che indipendentemente dalle posizioni di partenza di ciascuno la scuola deve fornire a tutti le medesime possibilità di crescita culturale ed umana perché la scuola rimane l’unico ascensore sociale possibile e diffuso, ma non basta affermarlo a parole.
Il problema vero è che su questo ascensore sociale che è la scuola o, metaforicamente, in pochi ci salgono oppure anche se ci si sale non funziona più. Lo affermano recenti e autorevoli studi: l’ultimo dossier della Banca di italia “istruzione, reddito e ricchezza: la persistenza tra generazioni in Italia” e i dati Istat.
I figli restano ai livelli dei padri. Chi nasce in una famiglia ricca rimane per lo più ricco e chi nasce in una famiglia povera rimane per lo più tale con il rischio ulteriore di regredire.
Lo stesso vale per l’istruzione: i figli dei laureati arrivano a laurearsi mentre in 92 casi su 100 i figli di genitori senza laurea non hanno accesso all’istruzione universitaria. Ne consegue un Paese socialmente fermo.
La domanda allora da porsi è se la scuola così come oggi la conosciamo nelle sue articolazioni, strutture, metodologie, regole e dinamiche sia adeguata a raggiungere l’obiettivo che le è proprio.
Lascio le risposte a chi è maggiormente competente.