Genitori in fuga dalla scuola

Quando madri e padri non avevano voce in capitolo, prima del 1974, gli alunni avevano sempre torto e gli insegnanti sempre ragione. Poi, arrivò la svolta. 45 anni fa, le porte delle scuole vennero aperte a genitori e studenti che poterono esprimere le proprie opinioni su quanto si decideva in un luogo che fino a quel momento era stato regno incontrastato degli insegnanti. Adesso la scarsa partecipazione dei genitori mette in crisi lo stesso concetto di rappresentatività.

Per Antonello Giannelli, a capo dell’Associazione nazionale presidi, i dati denunciano il profondo stato di crisi degli organi collegiali della scuola. “Tuttavia – aggiunge – la contraddizione tra la scarsa partecipazione alle elezioni e l’elevata “pressione” comunicativa esercitata sulle scuole, con conseguente incremento di contenzioso e di comportamenti opportunistici, è solo apparente”. Giannelli legge questa crisi come un aspetto “della più generale crisi degli organi intermedi di aggregazione e rappresentanza sociale”. E un ruolo ormai importante è svolto anche “dai social media e dalla tendenza alla partecipazione immediata – a volte collaborativa ma più spesso oppositiva – tipica della società globalizzata”. Una situazione, denuncia il rappresentante dei presidi, che “ha ormai assunto dimensioni patologiche ed alla quale bisogna porre rimedio al più presto”. E, questa è la cosa più paradossale. se la loro partecipazione è bassa i genitori non si sentono sufficientemente rappresentati a scuola.

“I decreti delegati – spiega Angela Nava, del Coordinamento genitori democratici – risalgono al 1974. Da allora la scuola ha conosciuto l’autonomia, la dirigenza scolastica, una nuova organizzazione. Ma non è stata mai nemmeno calendarizzata una riforma degli organi collegiali. E mi chiedo: vogliamo una gestione democratica della scuola o quello dei genitori è solo un consenso utile al funzionamento d’istituto?”.

Lettura selezionata da Andrea Milanesi

fonte repubblica.it

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