Un clima nuovo per un nuovo “noi”

di Nicoletta Ariani

Le manifestazioni per il clima che questa settimana stanno coinvolgendo milioni di studenti, di giovani e meno giovani mi interrogano come cittadina e come mamma. Ci riportano forse ad un’epoca che sembrava finita, quella in cui era normale manifestare per dei valori comuni come la pace e l’uguaglianza, in cui si sentiva con maggiore passione l’urgenza di colmare il divario tra il nord e il sud del mondo. Oggi ci pervade senso di irrilevanza, ci sentiamo spaesati di fronte al grande mondo globalizzato. E cosi con realismo ci domandiamo: cosa può fare ognuno di noi di fronte alle grandi sfide del cambiamento climatico? Cosa possiamo aspettarci dal futuro? Ma mi chiedo se questa irrilevanza alla fine non sia un comodo alibi o un atteggiamento vittimista che ci porta troppo spesso a pensare che le circostanze non sono mai favorevoli e che in fondo i miei problemi e i miei impegni sono più urgenti di tutto il resto.
Come ha detto Greta non si tratta di ammirare quello che fanno i giovani che manifestano, ma si tratta di svegliarsi e di agire. Come? Ognuno di noi deve porsi questa domanda. Mi ha colpito un recente intervento del Professor Telmo Pievani, filosofo ed evoluzionista dell’Università di Padova che insegna al Dipartimento di Biologia. Parlava della crisi ambientale come di un fatto reale, di cui abbiamo i dati scientifici ma a cui non crediamo veramente perché non è una storia che funziona e che piace. Per far funzionare questa storia lui proponeva un esercizio provocatorio: come sarebbe il mondo domani mattina se fosse senza l’uomo? Gli scienziati hanno già fatto questo esercizio e ci dicono cose interessanti sul deperimento dei materiali. Dopo migliaia di anni si troverebbero sulla terra ancora inquinanti di ogni tipo, plastiche, ceramiche, il bronzo, le pietre delle cattedrali e dopo milioni di anni resterebbero ancora scorie radioattive. Ma alla fine non resterebbe più nulla.

A parte un’eccezione paradossale: nell’universo resterebbe la bolla delle trasmissioni radiotelevisive che abbiamo emesso nell’universo. Questo – diceva Pievani – non è un messaggio nichilista o pessimista. Al contrario ci dice che abbiamo avuto tutti una grande occasione ad essere qui e quindi dobbiamo esserne consci e sentirci responsabili perché è ormai chiaro che la sfida ecologista è anche una sfida umanista. Non c’è nessuna contraddizione tra gli interessi della natura e quelli dell’uomo. Ma allora cosa possiamo fare come genitori per mettere in moto dei cambiamenti che siano a favore dell’ambiente e dell’uomo? Come trasmettere ai nostri figli la passione per questa sfida umanista ed ecologista insieme? Di sicuro manifestare non è sufficiente, ma è un modo per riunirci intorno ad una passione comune, che riguarda tutti e ci fa sentire di nuovo un “noi”.

Il tempo non è molto e forse, come intitola il bel libro di Jonathan Safran Foer, “Possiamo salvare il mondo, prima di cena”.

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