#ScattoDiClasse, l’hashtag per partecipare al contest su Instagram

Fantasia, creatività, un pizzico di immaginazione. La scuola non rinuncia al rito della foto di classe che si trasforma, in questo anno così particolare, in uno scatto a distanza. Il Ministero dell’Istruzione rilancerà sui social il racconto di fine anno di docenti e studenti chiedendo loro di accompagnare con l’hashtag #ScattoDiClasse i post che faranno con le immagini delle loro classi, i messaggi, i video dedicati alla fine della scuola.

Una iniziativa che è stata lanciata oggi, su Instagram, con la foto ‘a distanza’ inviata al Ministero dai ragazzi della 5L del Liceo Scientifico Statale Leonardo Da Vinci di Milano: “Abbiamo lasciato la scuola un giorno di fine febbraio senza pensare che non ci saremo mai più tornati. È stato da quel preciso momento che abbiamo pian piano iniziato ad apprezzare l’importanza delle piccole cose, anche di ciò che consideravamo un fastidio – raccontano -. L’annuario è una tradizione del nostro liceo ed ogni anno teniamo una vera e propria competizione per la foto di classe con il tema più originale. Quest’anno non abbiamo pensato a nessun tema stravagante ma, visto che si trattava della nostra ultima foto di classe, ci sarebbe bastato averne una in cui fossimo stati tutti insieme. Essere insieme, vicini di banco, ridere e suggerirci risposte era ciò che consideravamo normale, ma la vera grande lezione che questa situazione ha dato a tutti noi è che non bisogna mai più dare niente per scontato”, concludono gli studenti.

Le scuole potranno partecipare al racconto collettivo postando la loro foto di classe scattata a distanza o messaggi e video di fine anno su Instagram taggando il Ministero dell’Istruzione (@Misocialig) e aggiungendo l’hashtag #ScattoDiClasse.

Speriamo che anche i ragazzi del nostro Liceo partecipino creativi e numerosi.

Fonte MIUR

Riapertura a Settembre. L’intervista integrale rilasciata a Repubblica dalla Ministra Azzolina

Ministra Lucia Azzolina, a settembre la scuola dovrebbe ripartire: con il distanziamento, con le mascherine, con misure igieniche adeguate. Cosa state facendo per renderlo possibile?
«Stiamo facendo tutto il possibile per riportare tutti, bambini e ragazzi, a scuola in presenza».
Senza didattica a distanza per i più grandi?
«È il mio obiettivo. Ovviamente il territorio nazionale è molto diverso, ci sono più di 8mila autonomie scolastiche e 40mila edifici. Noi daremo una cornice, delle linee guida e un pacchetto di strumenti . Ogni scuola dovrà poi declinare come far ripartire l’anno».
Ma come garantirete il distanziamento?
«Giovedì ci sarà un tavolo a Palazzo Chigi, con il premier Conte, con il mio ministero, gli enti locali, un rappresentante delle famiglie, uno degli studenti, poi scuole paritarie, sindacati, disabili. Tutti insieme contribuiremo a trovare le risposte perché parliamo di misure che riguardano 30 milioni di italiani».
Come possono aiutare gli enti locali?
«Mettendo a disposizione sale comunali, orti botanici, parchi, teatri, cinema. Faremo degli accordi con loro e col terzo settore per fare in modo che la scuola riparta aprendosi al territorio. Quando non sarà possibile il distanziamento, porteremo gli studenti fuori. In altri Paesi europei già si fa».
Ci saranno i termoscanner agli ingressi delle scuole?
«Il comitato tecnico-scientifico ha già detto che non c’è bisogno. Dobbiamo responsabilizzare le famiglie. E dire che a scuola non si va neanche con 37 e mezzo di febbre».
E le mascherine?
«Gli esperti ne hanno consigliato l’obbligo. Vanno bene anche le visierine trasparenti, per vedere le espressioni dei bambini, penso ai più piccoli, L’importante è che abbiano un dispositivo di protezione».
Siete un po’ in ritardo con le decisioni, non crede?
«Stiamo lavorando con la situazione epidemiologica che conosciamo, ma spero che a settembre sia più rosea. C’era un problema di risorse che abbiamo cominciato a risolvere. Da una parte con gli 800 milioni di euro sull’edilizia scolastica che avevo già firmato. Nel decreto scuola, abbiamo introdotto una norma che semplifica i lavori e permette di farli più velocemente».
Come recluterete tutti i docenti che servono in tempo per la ripresa?
«Ci aiutano la digitalizzazione delle graduatorie provinciali e il meccanismo della call veloce, che consente di cercare fuori dalle Regioni in cui non si riescono a coprire le cattedre» ,
Parla di una cornice da declinare, ma ci dev’essere qualcosa che la scuola deve garantire a tutti.
«La sicurezza. Ho ricevuto una lettera di medici e infermieri dell’ospedale Covid di Tor Vergata che mi hanno ringraziata di averla messa la primo posto. Non si può dimenticare così in fretta cos’ha sofferto questo Paese».
No, ma si può pretendere di sapere come ricominciare. Ci sono 1,4 miliardi nel decreto Rilancio. Quando il suo predecessore se ne andò ne erano stati stanziati due. La buona scuola ne prevedeva tre. Non è troppo poco?
«Quando sono arrivata e ho chiesto di sapere quanti fondi c’erano ho scoperto 800 milioni garantiti dall’Europa che stavamo per perdere perché nessuno si era messo a scrivere i progetti. Lo stiamo facendo, avremo quei soldi e ne arriveranno ancora, ma per scoprire certe cose nei ministeri bisogna starci».
I presidi lamentano che con i 38mila euro a scuola garantiti non sarà possibile fare nulla. Siamo abituati a scuole dove manca la carta igienica, figurarsi la sanificazione. O gli spazi.
«Sono anche luoghi comuni. Tutto dipende dalla serietà delle persone che lavorano. L’autonomia è nata per rendere più efficiente il sistema».
E se lo avesse reso più diseguale?
«Io penso che se si lavora bene, l’autonomia serve eccome. Ci sono scuole che lavorano già con unità orarie più flessibili».
Parla delle ore di 40 o 45 minuti? Ma invece non teme ci possa essere una riduzione dell’offerta formativa per mancanza di spazi e di docenti? Meno ore di italiano, di matematica, di storia?
«Questa non è assolutamente un’ipotesi che il mio ministero sta considerando. Abbiamo il dovere di non lasciare indietro nessuno».
La didattica a distanza ha lasciato indietro molti.
«Abbiamo speso quasi 200 milioni. I monitoraggi che abbiamo fatto con i dirigenti sono positivi. So bene che non è il migliore dei mondi possibili, ma qual era l’alternativa? In più, ci sono state delle resistenze. Le diffide dei sindacati sono pubbliche».
I sindacati hanno indetto uno sciopero l’8 giugno. Nel mirino c’è soprattuto la sua scelta di insistere per un concorso per i precari della scuola, la cui stabilizzazione potrebbe risolvere molti problemi a settembre.
«Ho ricevuto minacce. Anche di morte. Da quel che farebbero al mio “bel visino” a quel che farebbero della mia vita. Molti sono docenti. Uno è un sindacalista che scambia il diritto di satira per qualcosa di ben più grave».
Ha denunciato e ora è sotto scorta. Si è chiesta il perché di tutta questa violenza?
«Vorrei capirlo. Perché? Perché dico che nella Pubblica amministrazione si entra con un regolare concorso, come la Costituzione prescrive? Come si è fatto fino al 2016? Io so cosa vuol dire essere precaria. Sono stata precaria. E penso che chi è bravo, e noi abbiamo tanti precari bravi, ha tutto il diritto di fare un concorso e di essere assunto a tempo indeterminato».
Ha ricevuto e riceve anche molti insulti.
«Sessisti. Beceri. Dobbiamo decidere che trattamento vogliamo riservare alle donne che fanno politica, se siamo libere di scegliere il colore del vestito e il colore del rossetto».
Il Movimento non ha riservato un trattamento diverso all’ex presidente della Camera Laura Boldrini o a Maria Elena Boschi.
«Prima di diventare ministra, in aula alla Camera, ho fatto un intervento per difendere una parlamentare di Forza Italia attaccata in modo indegno. Non ne faccio una questione di colore politico, ma di civiltà».

Fonte Rep-it.

Scuola e Comunicazione ai tempi del Coronavirus, Indagine a campione siti internet delle Scuole Secondarie II grado Regione Veneto

Comunicazione del Coordinamento del Servizio Ispettivo Tecnico: si pubblica il report sintetico relativo all’indagine (effettuata a campione) realizzata visitando i siti internet delle scuole, sugli strumenti utilizzati per la didattica a distanza in questo periodo emergenziale.

Il campione è riferito a 104 istituti superiori (sui 200 circa in Veneto) + 2 CPIA.

Fonte Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto

Ritorno a Settembre, le indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico

Tornare a scuola in presenza, ma anche e soprattutto in piena sicurezza. È questo l’obiettivo del Governo e del Ministero dell’Istruzione, che ha ricevuto oggi dal Comitato tecnico-scientifico istituito per l’emergenza coronavirus il documento con le misure per il rientro a settembre.

“Il Governo è al lavoro per riportare tutti gli studenti in classe. Questo documento è la cornice in cui inserire il piano complessivo di riapertura: poche semplici regole, soluzioni realizzabili che ci permetteranno di tornare tra i banchi in sicurezza”, spiega la Ministra Lucia Azzolina. “A questo documento si unirà quello del Comitato di esperti del Ministero dell’Istruzione che offrirà spunti che guardano alla ripresa di settembre, ma anche oltre: l’uscita da questa emergenza, come abbiamo sempre detto, deve diventare una straordinaria spinta per migliorare il sistema di Istruzione e per promuovere l’innovazione didattica”.

“Dal Comitato tecnico-scientifico arriva un contributo importante per riaprire le nostre scuole in sicurezza. A questo obiettivo il Governo dedicherà ogni energia”, prosegue il Ministro della Salute, Roberto Speranza.

“Quello fatto per la scuola è stato un lavoro impegnativo, che ha l’obiettivo di conciliare il contenimento del rischio di contagio con il recupero della normale attività per studenti e lavoratori del mondo dell’Istruzione. Sarà importante, nelle prossime settimane, mantenere cautela e responsabilità nei comportamenti da parte di tutti per poter garantire il rientro nelle classi a settembre”, chiude Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico-scientifico.

Il distanziamento fisico, le misure di igiene e prevenzione sono i cardini del documento. Previsto il distanziamento interpersonale di almeno un metro, considerando anche lo spazio di movimento. Questa distanza andrà garantita nelle aule, con una conseguente riorganizzazione della disposizione interna, ad esempio, dei banchi, ma anche nei laboratori, in aula magna, nei teatri scolastici. Si passa a due metri per le attività svolte in palestra.

Il consumo del pasto a scuola va assolutamente preservato, spiega il documento, ma sempre garantendo il distanziamento attraverso la gestione degli spazi, dei tempi (turni) di fruizione e, in forma residuale, anche attraverso l’eventuale fornitura del pasto in “lunch box” per il consumo in classe.

Andranno limitati gli assembramenti nelle aree comuni. Saranno valorizzati gli spazi esterni per lo svolgimento della ricreazione, delle attività motorie o per programmate attività didattiche.

La presenza dei genitori nei locali della scuola dovrà essere ridotta al minimo. Sempre per evitare il rischio assembramento, saranno privilegiati tutti i possibili accorgimenti organizzativi per differenziare l’ingresso e l’uscita delle studentesse e degli studenti, attraverso lo scaglionamento orario o rendendo disponibili tutte le vie di accesso dell’edificio scolastico.

All’ingresso della scuola non sarà necessaria la rilevazione della temperatura corporea. Ma chiunque avrà una sintomatologia respiratoria o temperatura superiore a 37,5° dovrà restare a casa. Sarà importante rispettare, da parte di tutti, questa regola, per ridurre le possibilità di contagio.

Ciascuna realtà scolastica procederà ad una mappatura e riorganizzazione dei propri spazi in rapporto al numero di alunni e alla consistenza del personale con l’obiettivo di garantire quanto più possibile la didattica in presenza, anche avvalendosi di spazi in più grazie a collaborazioni con i territori e gli Enti locali.

Prima della riapertura della scuola sarà prevista una pulizia approfondita di tutti gli spazi. Le pulizie, poi, dovranno essere effettuate quotidianamente. Saranno resi disponibili dispenser con prodotti igienizzanti in più punti della scuola. Sarà necessario indossare la mascherina. Gli alunni sopra i 6 anni dovranno portarla per tutto il periodo di permanenza nei locali scolastici, fatte salve le dovute eccezioni, ad esempio quando si fa attività fisica, durante il pasto o le interrogazioni, come già accadrà per gli Esami di Stato del II ciclo. 

Gli alunni della scuola dell’infanzia non dovranno indossare la mascherina, come previsto per i minori di 6 anni di età. Non sono necessari ulteriori dispositivi di protezione.
Potranno essere organizzate apposite esercitazioni per tutto il personale della scuola, per prendere dimestichezza con le misure previste.

Fonte Miur

Utenti Registrati: istruzioni per l’uso

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Renato Cappon

Webmaster

Didattica a distanza: un salvagente in mezzo alla tempesta, ma insegnare è un’altra cosa. Il commento della Ds D.ssa Angelini

Carissimi genitori del comitato, carissimi genitori tutti .
Approfitto di un articolo che il professor Aduso, con la consueta solerzia, mi ha spedito poco fa, per rispondere indirettamente, o meglio, per commentare, la pagina del genitore che ha scritto sulle meraviglie della scuola tecnologica. Immagino che la sua voce interpreti il pensiero di molti genitori che in questi giorni si stanno interrogando sulla didattica a distanza e sulle opportunità che suo tramite, e nonostante tutto, abbiamo offerto ai loro figli. Siamo tutti orgogliosi di loro come io sono orgogliosa degli insegnanti del Fermi, del lavoro che non si ferma nemmeno adesso che la stanchezza si fa veramente sentire, così come si fa sentire anche l’incertezza, l’assenza di qualsiasi scenario definito a norma di legge, unico baluardo sul quale possiamo e dobbiamo basare le prassi per un presumibile e auspicato rientro.
Tutto bene, fin qui salvi per aver abbracciato questo salvagente tecnologico, in mancanza del quale saremmo forse affogati, noi della scuola con i nostri studenti.
Veramente, però, i saperi profondi sono altro.
Rispetto alla didattica a distanza, sono altro, anzi senza la relazione, sono nulla. Relazione vuol dire fisicità, prossimità, essere insieme in un unico spazio fisico, l’aula, che contenendo relazioni, diventa una classe.
Nessuna tecnologia, senza il genio, l’errore, la banale normalità dell’uomo che la utilizza, può insegnare nulla. Addestrare, forse, dare istruzioni, compiti, perfino prove d’esame.
Insegnare, quello proprio no.
Con stima, un saluto a voi tutti

Alberta Angelini ds

I fondi straordinari per la scuola e i criteri di assegnazione

I fondi straordinari per la scuola nell’emergenza sanitaria, come abbiamo scritto ieri sono stati ripartiti su tutta la platea della scuola italiana.

I criteri di assegnazione come indicato nel comma 1 e 2 del Decreto ministeriale, fanno riferimento ai dati ponderati relativi allo status socio- economico delle famiglie degli studenti ed al numero degli studenti stessi. A dire il vero, il dato che ne emerge, sulla scorta delle ponderazioni descritte, appare quantomeno “strano”, alla nostra scuola, infatti, spettano Euro 6.063,48, uno degli importi più bassi d’Italia. Ma la nostra, è davvero una scuola per ricchi?

Al Consiglio d’Istituto, che si riunirà in videoconferenza il 31 di questo mese, spetterà analizzare la questione.

Renato Cappon

Formazione a distanza: disposizioni operative

Come abbiamo accennato ieri, la scuola ha diramato la circolare operativa in materia di formazione a distanza. Sottolineiamo l’opportunità di consultare il documento in bacheca Classeviva e riportiamo di seguito il passaggio che riguarda il ruolo delle famiglie:

RUOLO DELLE FAMIGLIE

alle famiglie si chiede di collaborare aiutando gli studenti a valorizzare le proprie “capacità digitali” senza dimenticare la necessità di avere tempo , serenità, spazio adeguato allo studio personale; gli incontri scuola-famiglia, sospesi per il momento, riprenderanno non appena possibile, magari con modalità differenti dal consueto, tuttora allo studio.

Ricordiamo inoltre che da stanotte, la nostra Provincia è diventata zona rossa, tra le altre cose è utile per tutti limitare e monitorare le occasioni di spostamento e di assembramento nostre e dei nostri figli. Tutti insieme ce la possiamo fare!